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Il peccato di Beppe.

Beppe lo incontravo quasi tutte le sere mentre tornavo a casa da lavoro,lungo la via che da Collodi sale fino a San Gennaro,era infatti solito percorrere quel tratto di strada(oltre 3 km)piu' volte al giorno,non era quindi un caso che lo incrociassi praticamente tutti i giornima piuttosto una legge fisica.
Quando non "camminava" Beppe rimaneva seduto nel bar del paese,fumando nervosamente una sigaretta dietro l'altra e traccannando con avidita' quello che il proprietario del bar definiva:"un ottimo vino bianco",mentre ai piu' quel vino dava l' idea del "piscio di gallina".
Se non ricordo male fu in una giornata d' agosto di molti anni fa'(uno di quei agosti che ormai non ci ricordiamo piu',con le cicale che friniscono e il cielo di un blu intenso),che sentii Beppe raccontare di come aveva iniziato a fumare...molti anni prima quando da ragazzo fu rinchiuso in una casa di cura psichiatrica,anzi in manicomio...gli infermieri oltre agli psicofarmaci davano ai malati da fumare,questo perche' il fumo secondo loro contribuiva a mantenerli piu' calmi...
Sono ormai passati oltre 15 anni e Beppe da allora non l'ho piu' visto...ma ogni volta che ripercorro quella tortuosa stradina collinare sbircio sempre dietro ad ogni curva per vedere se riesco ancora a scorgere il suo passo traballante ma costante che lentamente sfida la salita...e una domanda ancora continuo a pormela:
"Per quale motivo Beppe ha passato tanti anni della sua gioventu' in manicomio"?
La risposta forse non la trovero' mai,ho provato a chiedere ma nessuno mi ha mai dato una risposta convincente...eppure a me Beppe non sembrava poi cosi' diverso dagli altri assidui frequentatori del piccolo bar del paese...
Il peccato di Beppe ormai si cancellato dalla memoria,ma Beppe ancora li' che arranca su per la salita.


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